
Mario Magnotta
Lo so dall’immediatezza del fatto, ma non ho avuto ancora il tempo di parlarne.
Il signore qui sulla sinistra è Mario Magnotta, bidello aquilano oggetto del migliore scherzo telefonico che l’Italia intera abbia mai conosciuto, e che data addirittura agli Ottanta dell’ormai secolo scorso. E’ morto il 4 gennaio scorso, a 66 anni.
Probabilmente, se non sapete chi è, la storia non vi dirà molto; al contrario, se sapete chi è, vuol dire che — dice qualcuno, e lo dice a ragion veduta — siete avventori della Rete italiana della prima ora (come i vecchi utenti di NGI, che al Magnotta hanno dedicato un thread-tributo davvero da visitare). Il sito ufficiale del Magnotta, curato da un anonimo (come anonimi sono, a quanto ne so, i geni che hanno ordito lo scherzone), è ancora come lo era nei primi anni Duemila, quando i file audio si mettevano a disposizione in low e high quality, dove «high» sta per 11kHz, una roba che se l’ascoltasse qualche giovane orecchio moderno scoppierebbe a ridere. Sembra l’autoreferenziale flusso di ricordi d’un ottantenne, me ne rendo conto; eppure, è affascinante pensare a quanto la Rete modifichi il tempo: pensare ad otto anni fa e inquadrarlo come un’altra epoca dà spunto ad importanti riflessioni; ancora di più il fatto che, tecnicamente e fattualmente, Internet del 2000 era davvero un’altra epoca. Un salto epocale in otto anni. We’re going fast.
Ad imperitura memoria, comunque, così lo dipinge Wikipedia:
Alcuni studenti della scuola dove Mario era bidello (a L’Aquila), venuti a conoscenza che nel 1981 Magnotta ha acquistato una lavatrice, in diverse telefonate, si sono spacciati per dirigenti, avvocati, impiegati e rivenditori della ditta Sangiorgio, sostenendo che il sig. Magnotta, molti anni prima, al momento dell’acquisto di una lavatrice, avesse firmato un accordo, secondo il quale ogni tot di anni avrebbe dovuto comprare un nuovo elettrodomestico. Lo scherzo, che doveva durare pochi minuti, in realtà si è trasformato in una serie di telefonate, di cui sono rimaste 4 registrazioni; le prime 3 durano quasi 20 minuti ciascuna, dove il sig. Magnotta riesce a mantenere una certa calma, pur mostrandosi molto infastidito. L’ultima telefonata, molto più breve, termina con l’esplosione di rabbia del Magnotta, che perde completamente la pazienza, iniziando a lanciare insulti e bestemmie. E’ diventata celebre la frase “Mi iscrivo ai terroristi” con cui Magnotta minaccia l’interlocutore. Lo scherzo, prima di internet, ha avuto una diffusione nazionale tramite la sua duplicazione in musicassetta, in quanto il linguaggio estremo dell’ultima telefonata impediva un qualsiasi altro modo di diffusione. Grazie ad internet, tali telefonate sono diventate disponibili nella qualità originale (senza la perdita di qualità dovuta alla duplicazione) sul suo sito ufficiale. (fonte)
Sarà volgare; sarà cinico; sarà trash ed adolescenziale, di quel gusto della bestemmia proibita. Farà arricciare qualche sensibilità cattolico-italiota, e magari a ragione. Però, la famosa quarta telefonata farà sorridere più di qualche internauta della prima ora. E a loro penso, quando cliccherò ancora una volta su play.
Addio, Mario.
Grazie per averci fatto ridere, almeno un po’.
Magnotta, per voi, è morto; è morto!













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Troppo forte, troppo forte!