Sto studiando gl’incartamenti giurisprudenziali per scrivere un articolo giuridico sul caso della signora Englaro, da pubblicare qui su queste pagine, come promesso e come richiestomi da qualche lettore.
Per chi dovesse leggere i documenti ufficiali, la verità s’appaleserebbe senza indugio alcuno: le Corti sono state sommamente chiare, dando inoltre molti spunti di riflessione. Quello che ha fatto e sta facendo ridere è il Governo; per farvi fare una risata amara (e per giustificare questo altrimenti intuile articolo), guardate cosa sosteneva nel sollecitare una richiesta di pronuncia della Corte costituzionale in ordine al conflitto di poteri (ordinanza n. 334/2008):
D’altro canto, è ben comprensibile che nell’ambito dei campi dell’esperienza umana in cui, come nel caso di cui si tratta, l’evoluzione medico scientifica sollevi controverse questioni etico/giuridiche fondamentali, la risposta del legislatore – quale che ne possa essere il verso – non sia pressoché immediata, ma necessiti di adeguati tempi di riflessione. (fonte, p. 2; enfasi grafiche mie)
Questi «adeguati tempi di riflessione», che al tempo dovevano essere lunghi abbastanza per permettere il blocco dell’esecuzione della sentenza della Cassazione, oggi sono diventati brevissimi (qualcuno della maggioranza politica, forse Gasparri, ha dichiarato che il Popolo della Libertà è pronto a far sedute di notte, se necessario per far approvare, repente, la legge). Con buona pace — e ci tornerò sopra nell’articolo in questione — della distinzione di ratio fra decreto-legge e legge ordinaria.
Mi fanno schifo.













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