(poco) serie TV

Pochi lettori del blog sanno della mia predilezione per le serie TV che perdura ormai da un buon tre anni – iniziò tutto dal vecchio dottor Casa, passando per il fantaviglioso Prison break, e poi Lost, 24, Heroes, l’acutissimo Boris, qualche NCIS per riderci su con la Stella e, per finire, l’ottimo Fringe – il che, con seria costanza, mi ha permesso di migliorare sostanzialmente il mio inglese (che no, non è poca cosa).
Inizialmente, ero fermamente contrario al concetto della serie TV: basandosi sul gradimento del pubblico, oltre alla diluizione della trama in molte ore di girato e molti mesi per arrivare al cuore della storia, essa è inevitabilmente – costitutivamente – manovrata e cesellata sul responso del pubblico. Un televoto applicato alla sceneggiatura (dio mi fulmini se userò anche una sola volta il forestierismo “plot”) che avrebbe imbastardito il concetto di arte filmica; inoltre, abituando il pubblico ad una durata parcellizzata (quaranta minuti se va bene), diminuisce l’attenzione media facendo sembrare un normalissimo lungometraggio d’un paio d’ore un Ben Hur d’altri tempi. E buonanotte ai novelli Bergman (Darren Aronofsky anyone?)
Ora: avendovi confessato la mia debolezza amorevole per le serie anzidette – le ritengo mirabili e godbilissime; alcune, veri capolavori filmici – devo dire che l’effetto dell’abbassamento della “capacità di sopportazione” del tempo-film paventato poche righe sopra (e molti anni fa) s’è realizzato anche su di me. Stasera, vedendomi il pur avvincente “il giorno perfetto” di Ozpetek, posso dire d’aver istintivamente più volte che “la puntata” avesse climax più frequenti e numericamente maggiori. Insomma: che il film si telefilmasse un po’ di più.
La società del tutto-e-subito ci ha mangiato, digerito e sintetizzata l’attenzione.
Avanti col Mc Chicken e
Indietro con gli gnocchetti alla parigina, che inizia 24.

4 Responses to “(poco) serie TV”

  1. neurobi says:

    In realtà le serie TV sono la cosa che guardo più volentieri. Escludendo quelle a tema sentimentale ovviamente. Prediligo polizieschie e fantascienza.
    La roba moderna la trovo proprio bella. Curata nel plotting, nei personaggi, spesso con fotografia e riprese molto valide e colonne sonore raffinate. :)

  2. Eh, ma allora me lo fai apposta, ad usare 'sti forestierismi malefici ;)

    Il rilievo sulla parcellizzazione dell'attenzione media non lo trovi degno di considerazione? E' un po' — si dice con l'inguaggio d'accademia — una mia pippa mentale?

  3. neurobi says:

    Le cose sono quella cosa lì e basta. Tutto il resto è nella nostra mente. Con forestierismi intendi perché ho detto "plotting"?
    Possiamo sempre fare come i francesi. Ma io avrei altri ambiti, prima di quelli tecnici, dove togliere le parole straniere. :D

  4. Camillo says:

    sarò troppo pignolo.. ma il "plot" è la "trama"… il "soggetto"… la sceneggiatura è la "scrittura" del film (o telefilm). Ci sono dei telefilm straordinari, per soggetto e/o sceneggiatura…, io da tempo non li seguo più e, quando capita, trovo ci siano delle cose davvero belle. il C.S.I. di Las Vegas (William Petersen da solo regge metà lavoro…) ma – sono arrivati alla nona stagione… ma cosa altro mi vuoi raccontare dopo 9 anni? L'unica mia debolezza, confesso, è LOST. Credo sia un "soggetto" che solletica la quasi totalità dei miei interessi, dei miei gusti… il fantastico, il mistero, l'avventura… Anche con LOST – sono onesto – mi sto rassegnando a voler vedere fino a che punto si spingeranno gli sceneggiatori nel sopravvivere al mostro che hanno creato e che – pare – li sta stritolando. Ho visto un paio di puntate di Jericho e mi pare che, anche in questo caso, una sceneggiatura debole tradisca un buon soggetto.

    Il vero problema è che (mediamente) ad ogni ora del giorno e della notte ci sono almeno 2 o 3 canali, tra terrestri e satellitari, che stanno trasmettendo qualcosa di molto interessante e piacevole…

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