James Cameron è tornato.
A dodici anni dal suo utlimo capolavoro (Titanic) sbarca in USA prima, e in Italiad poi, con un nuov ed ambizioso progetto: Avatar. Il film più costoso di tutti i tempi (350 milioni di dollari, si vocifera), una produzione di ben dodici anni e l’utilizzo di camere 3D progettate appositamente per il film. Semplice la storia (come ogni kolossal che si rispetti), ben strutturata e molto scorrevole.
Il film è ambientato nel 2154, su un pianeta chiamato Pandora, molto simile alla Terra per dimensioni e forme di vita. Una compagnia interplanetaria terrestre vuole conquistare questo pianeta per le sue ricchezze minerarie. Pandora è ricoperto da foreste pluviali con alberi alti fino a trecento metri e abitato da creature di tutti i tipi, tra cui degli umanoidi senzienti chiamati Na’Vi, alti tre metri e ricoperti da una pelle blu striata come le tigri. L’aria su Pandora non è respirabile dagli umani, così questi hanno sviluppato geneticamente una sorta di ibrido tra umano e Na’Vi, ovvero l’avatar. L’individuo, dopo essersi collegato, entra in una sorta di coma, e attraverso questo sistema riesce a utilizzare e controllare l’avatar come se fosse il suo corpo, immedesimandosi completamente con esso. I terrestri, attraverso il controllo dell’avatar, si infiltreranno nella popolazione dei Na’Vi. Con il passare dei mesi il protagonista (Sam Worthington) diventa sempre più empatico con la popolazione invasa dagli umani, e alla fine dovrà scegliere da che parte stare.
Effetti speciali: 2 ore e 30 di puro orgasmo visivo!
Ha creato un mondo il buon James, come fece Peter Jackson con Il Signore degli Anelli, ma siamo (in tutti i sensi) su un altro pianeta con Avatar.
Sbalorditivo dal punto di vista grafico. Ha segnato l’inizio di una nuova era con questo film.
Chiunque abbia intenzione di cimentarsi in un film di fantascienza non potrà esimersi dal confrontarsi con Avatar. Un film epocale.
Non mancano, nella semplice trama, tematiche importanti come una critica aperta alla guerra e alle invasioni per assicurarsi ricchezze minerarie (leggi guerra in Iraq) e il più che mai attuale discorso dell’ambiente e della deforestazione.
Tematiche non nuove, per carità , ma raccontate in maniera esemplare da un regista che si conferma capace e di sicuro coraggioso.
Sfida vinta per Cameron. Anche questa volta.













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