Per mancanza di tempo del sottoscritto, il servizio è sospeso a tempo indeterminato. Spiacente :(
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Profumo: Storia di un assassino Tom Tykwer
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La prima ossessione della signora Biglia era l’igiene. La seconda, la religione. La terza e piu’ grave di tutte, cucinare.
— N. Ammaniti, Ti prendo e ti porto via, pp. 56-7
Preparava quantita’ industriali di cibo sopraffino. Sformati di maccheroni. Ragu’ tirati per tre giorni. Cacciagione. Parmigiane di melanzane. Sartu’ di riso alti come pandori. Pizze farcite di broccoli, formaggio e mortadella. Tortini ripieni di carciofi e bechamel. Pesce al cartoccio. Calamari in umido. E cacciucco alla livornese. Vivendo da sola (suo marito era morto oramai da cinque anni), tutto quel ben di Dio finiva o nei congelatori (tre, zeppi come uova) o regalato alle clienti.
A Natale, a Pasqua, a Capodanno e a ogni festa che meritasse un pranzo speciale, perdeva completamente il senno e rimaneva chiusa in cucina anche tredici ore al giorno a scodellare, a ungere teglie, a sgranare piselli. Paonazza, gli occhi indemoniati, una cuffia per non ungersi i capelli, fischiava, cantava con la radio e sbatteva uova come un’invasata. Durante il pranzo non si sedeva mai, galoppava come un tapiro birmano avanti e indietro tra sala e cucina sudando, sbuffando e lavando piatti e tutti s’innervosivano perché non e’ piacevole mangiare con un’assatanata che ti controlla ogni espressione del volto per capire se la lasagna e’ buona, che non ti lascia finire e gia’ ti ha riempito ancora il piatto e sai che, nelle sue condizioni, le potrebbe prendere un coccolone da un momento all’altro.
No, non e’ piacevole.
Ed era difficile capire perché si comportava cosi’, cos’era quel furore culinario che la tormentava. Gli invitati, alla dodicesima portata, si domandavano sottovoce cosa volevare fare, dove voleva arrivare. Voleva ucciderli? Voleva cucinare per il mondo intero? Sfamarlo con risotti ai quattro formaggi e scaglie di tartufo, linguine al pesto e ossobuco con il pure’?
No, questo alla signora Biglia non interessava.
Del Terzo Mondo, dei bambini del Biafra, dei poveracci della parrocchia alla signora Biglia non fregava proprio niente. Lei si accaniva senza compassione su parenti, amici e conoscenti. Voleva solo che qualcuno le dicesse: “Gina cara, gli gnocchi alla sorrentina che fai tu non li sanno fare neanche a Sorrento”.
Allora si commuoveva come una bambina, balbettava dei ringraziamenti, abbassava la testa come un grande direttore d’orchestra dopo un’esecuzione trionfale e prendeva dal congelatore un contenitore pieno di gnocchi e diceva: «Tieni, mi raccomando non li mettere in acqua cosi’, senno’ vengono cattivi. Tirali fuori almeno un paio d’ore prima».
Quella donna ti ingozzava senza pieta’ e, se imploravi di smetterla, ti rispondeva di non fare complimenti. Uscivi da casa sua barcollando, mezzo ubriaco, con la patta dei pantaloni sbottonata e con la voglia di andare a Chianciano a fare una cura disintossicante.
