Mr B. e lo zelo delle Procure

M’è stato sollecitato un commento – sì, farò finta che il silenzio calato sul blogghino di provincia per più d’un anno non sia da commentare (nulla di più facile, a voler usare l’argomento, tutto onomastico, del suo nome) — questo commento, insomma, è da farsi sulla “inedita” veste di persona offesa (no, non “parte offesa”: non è giuridicamente corretto) assunta, nel procedimento penale di Napoli su Tarantini e compagnia cantante, da Silvio Berlusconi.

Sia ben chiaro: è quasi mezzanotte, ho sonno arretrato e vengo da una trasferta di lavoro. Questa sorta di procedura penale for dummies che esplicito qui sotto non ha pretese d’esaustività; anzi, magari c’è pure qualche svista. Se v’accontentate, eventualmente anche facendo domande, bene; altrimenti, avrò agio di consigliarvi la più vicina facoltà di giurisprudenza.

E’ noto, fra i venticinque lettori (ormai saranno pure diminuiti) del sitYno, che io mi occupi di diritto penale, e che abbia una spiccata vis polemica. E quindi, adeguatamente stimolato, nella fretta che contraddistingue la mia vita, butto là tre sassolini concettuali.

Nella mia esperienza, maturata nella Procura della Repubblica di Roma e in qualche altro grande tribunale italiano, la situazione è la seguente: i PM sentono raramente la persona offesa, dacché nella stragrande maggioranza dei casi il loro punto di vista è ben enucleato nella denuncia-querela che dà l’abbrivio al procedimento penale, spesso (ma a volte no) già indicando la persona ritenuta responsabile dell’illecito, e che i PM, un po’ acriticamente, iscrivono subito nel registro degl’indagati. A proposito: il nostro è un Paese che ha un rapporto con la giustizia ormai andato a puttane da molto tempo, e quindi non mi stupisco più di niente, o quasi. Ma l’iscrizione in questo registro è un atto a garanzia dell’indagato, e non comporta alcun giudizio di valore in merito alle sue condotte (tutte da accertare, a partire dalla presunzione di NON colpevolezza, guarda caso dall’INDAGINE — che si chiama così perché, toh!, INDAGA). Serve solamente a far decorrere una serie di termini entro i quali una Procura può ficcare il naso nella sua vita privata, scandagliandola alla ricerca di elementi da cui ricavare la colpevolezza in ordine al fatto per cui è stato iscritto (e non, come spesso accade, con un’indagine “a strascico”, nella quale ci si fa i cazzi suoi “che poi, magari, indizi d’un reato purchessia li troveremo“). Un indagato, con un’apposita procedura, può anche conoscere se a suo carico, in una data Procura, pendano delle indagini: addirittura, salvo in una serie di sparuti (e più gravi) casi, il segreto istruttorio può essere apposto una sola volta, motivatamente, e per tre mesi, da parte del PM.

Dicevo che questi ultimi raramente sentono la persona offesa, soprattutto nei casi in cui v’è un documento, di suo proprio pugno, che descrive i fatti ritenuti criminosi. Ma ci può essere il caso dell’iscrizione della notizia di reato da parte del PM o delle forze di polizia, senza che s’individui, o senza che si sia ancora individuata, la persona offesa. In quel caso, è ovvio che, una volta individuata, la si ascolti perché, andando a rivestire lo status di testimone, ha l’obbligo di presentarsi e di dire la verità.

Il testimone, persona offesa (dal reato) o meno che sia, deve presentarsi (al contrario, l’indagato può astenersi dal farlo e — udite udite! — mentire, senza conseguenze) se a tanto richiesto; se si rifiuta, può essere anche disposto quest’ormai celebre accompagnamento coatto. Cioè a dire: arriva la Polizia e ti trascina, a forza, in Procura. Figuratevi voi la scena…

La Procura, e un ottimo Giovandomenico Lepore in camicia sul lungomare partenopeo (e io che sono tornato al lavoro da due settimane…), si affrettano a specificare che non ce l’hanno con Berlusconi, tanto che stavolta vogliono pure tutelarlo. Bella storia: e io, garantista, che lo ritenevo un prerequisito, quello dell’indipendenza e terzietà della magistratura. E quindi: lui è un capo di governo e ben può avere degl’impegni. E allora, si faccia così: ti dò quattro date: giovedì, venerdì, sabato e domenica. Consecutivi. Lunedì, ti mando la polizia con le manette.

Che succede al cittadino comune, che riveste la qualifica di persona offesa e che il PM procedente ritiene di sentire? Che gli arriva un avvisino, che in genere lo spaventa e con il quale corre da me a chiedere conforto (e io, ovviamente, lo tranquillizzo); che a volte, i marescialletti a ciò delegati chiamano pure prima, per concordare una data (con non meno di sette/dieci giorni di preavviso, sempre per cortesia); che spesso, in caso di assenza di preventivo accordo, la persona quel giorno è impegnata. Che quindi, l’avvocato fa un’istanza di due righe al PM, chiedendo di fissare una nuova data, magari fra quelle indicate; e che il PM non batte ciglio — in genere, sono persone ragionevoli —, e magari aspetta un mese, due o decide di superare l’adempimento e non sentirla.

Che poi, spesso sono io a dover insistere affinché il PM si risolva a sentirla, la persona offesa (“Avvoca’, m’ha detto tutto in querela/la ritengo un’operazione superflua/il dottore non può ricevere, è fuori, è impegnato in un interrogatorio, no, non si può fissare un appuntamento“). Per dire, nel “Paese (Procura?) reale” funziona così.

E invece, la Procura di Napoli, ad un capo di governo (sì, tutti uguali di fronte blabla; epperò, il tintinnio di manette al Presidente di un Paese sull’orlo di una crisi finanziaria non dà garanzie, agl’investitori istituzionali), dice: novantasei ore consecutive a tua disposizione e poi poliziotti a palazzo Grazioli (col cazzo, poi, che si potrebbe: sarebbe necessario il voto delle Commissioni e del Parlamento, prima).

Vi dico di più: i PM nappul’ hanno sott’occhio un fatto naturalistico: la dazione di somme di denaro a Tarantini da parte di Berlusconi. Ritenendole il prezzo dell’estorsione, qualificano il Berlusca come persona offesa e Tarantini come indagato. Tuttavia, qual è il gioco che c’intravedo? Per carità, Berlusconi, giuridicamente, ha subito il danno da reato; ma, politicamente-giornalisticamente, non si tratta di soldi dati a Tarantini affinché tacesse su qualcosa? E se invece di qualificarla estorsione l’avessero definita “corruzione” ad un potenziale testimone? In fondo, sempre flusso di denaro da B. a T. sarebbe stato. E non è, quindi, che hanno deciso di cucirgli addosso il mantello della persona offesa (leoni per agnelli), consapevoli comunque che il fatto naturalistico sarebbe comunque venuto fuori, senza potersi attirare addosso gli strali di chi li definisce “persecutori”?

Per carità: anatema, anatema.

Nota per i biografi: M’è piaciuto, tornare a scrivere qui.

One Response to “Mr B. e lo zelo delle Procure”

  1. A parte che lo scrivi già tu: “i PM sentono raramente la persona offesa, dacché nella stragrande maggioranza dei casi il loro punto di vista è ben enucleato nella denuncia-querela che dà l’abbrivio al procedimento penale” (non essendoci denuncia-querela in questo caso, e trattandosi di ipotesi di reato per le quali si procede d’ufficio, la necessità di sentire la persona offesa si comprende facilmente: vent’anni fa era la regola per il reato di estorsione, con le presunte vittime anche loro piuttosto reticenti a testimoniare).
    A parte questo, dicevo, beh, illazione per illazione, allora potrebbe pure essere al contrario: che alla procura di Napoli gli vogliano bene, a Silvio, e che quindi gli stiano suggerendo di dire che anche quell’avvocato inglese che è accusato di avere corrotto – come si chiama, Mills – era stato lui ad estorcergli i 600 mila dollari. Tanto ormai anche quest’altro eventuale reato a carico di Mills sarebbe prescritto lo stesso, e Silvio potrebbe uscirne pulito e anzi con le definitive stimmate da martire addirittura col bollo clamoroso dei PM.
    Per carità, PM che vogliono bene a Silvio? Anatema, anatema.

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