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    «Prelievo fantasma» e mancato rimborso di Cartasì: una triste storia

    31 05 2008 di Francesco Minciotti

    Internet ha una precisa funzione, ed è quella di agevolare lo scambio d’informazioni fra esseri umani; al fine, aggiungo io, dell’evoluzione della specie, mediante segnalazione dei pericoli che, potenzialmente, possono colpire ciascuno di noi.
    Questo pericolo, oggi, è il prelievo fantasma dai bancomat, e la pretestuosa posizione di Cartasì (di cui pure, su queste stesse pagine, avevo avuto il piacere di parlare bene in una vicenda simile tempo fa) che non vuole restituirci i sonanti 500€ che i ladri, che hanno spaccato il vetro della macchina e fregato la borsa di mia madre, con tanto di portafogli e cellulare, hanno prelevato con la carta di credito ad un bancomat.
    Questa, più in dettaglio, la vicenda: attorno alle ore 17:00 del 19 marzo 2008, il vetro della nostra Smart, parcheggiata sul lungolago di Montefiascone, veniva frantumato da un ladro per rubare la borsa che si trovava all’interno della vettura; borsa che conteneva un cellulare e un portafogli. Mia madre, accortasi del furto dopo pochi minuti, chiamò subito i Carabinieri dal cellulare di un passante, i quali la invitarono a recarsi in caserma, perché ormai «non c’è nient’altro da fare». Logico.
    Dalla caserma dei Carabinieri, alle ore 17:50, mia madre chiamò il servizio clienti di Cartasì, per effettuare il blocco della carta ormai in mano ai ladri. Troppo tardi, però: presso uno sportello bancomat ancora ad oggi sconosciuto (Cartasì si rifiuta di rivelarcelo), i ladri avevano già effettuato due prelievi di 250€ cadauno, corrispondenti al massimale per ciascun prelievo, rispettivamente alle ore 17:46 e 17:47. Appena tre minuti prima del blocco della carta, e 46 minuti dopo il furto.
    Ovviamente, la stessa Cartasì, nonostante la nostra richiesta (formalmente completa di tutti gli elementi richiesti: copia delle denunce di furto; copia dell’estratto conto contenente i prelievi contestati) si è rifiutata di restituire la somma rubataci, adducendo come motivo la negligenza nella custodia del PIN, magari riposto nello stesso portafogli rubato, ritenuto necessario al prelievo di contanti da un bancomat. E, teoricamente, Cartasì ha ragione: da «manuale», le carte di credito inserite in un bancomat non funzionano se non si inserisce il PIN di cinque cifre. E tuttavia, in pratica, il mondo è pieno di casi analoghi a quello successo a mia madre: ce l’hanno detto in banca, ce lo hanno raccontato amici che hanno subìto la stessa sfortunata sorte, e pure una centralinista dell’assistenza clienti Cartasì ce l’ha spifferato in camera caritatis. E, vi dirò, pure su Internet la quantità d’informazioni è notevole: digitando phantom withdrawal, che è la locuzione coniata per identificare proprio l’operazione di prelievo di contante presso un ATM senza disporre del necessario (?) PIN, escono fuori una valanga di siti contenenti centinaia di casi-fotocopia. E lo stesso dicasi tra i video su YouTube, cercando Chip and PIN. Insomma: così stando i fatti, la sicurezza delle carte di credito assomiglia ad una mezza barzelletta.
    Mia madre non aveva nel portafogli il PIN della carta di credito. Vi dirò di più: mia madre era totalmente all’oscuro della possibilità di prelevare contanti da un bancomat con la carta di credito; tant’è che dal momento dell’emissione della carta — anni fa — gli unici prelievi mai effettuati sono proprio quelli post-furto. Strano, per una signora che dovrebbe avere con sé il PIN, non prelevare mai se non due volte da 250€ in due minuti, mentre era in caserma.

    Eppure, tutto ciò non è stato sufficiente per Cartasì, che con una lettera datata 21 maggio 2008 ha rifiutato la restituzione dei 500€ rubati ormai due mesi fa — considerazione a latere: gli istituti di credito sono assicurati, quindi non devono neanche pagare di tasca propria.

    Ciononostante, non ci arrendiamo: ho spedito un secondo fax con cui impugnamo la decisione e ne richiediamo la revisione; inoltre, facciamo riferimento proprio a quest’articolo che state leggendo. Laddove non arriva il senso di giustizia, spero arriverà la paura della cattiva pubblicità.

    E voi, cari mujahedin, avete avuto esperienze simili? O vi va di darci qualche informazione utile?
    Se sì, fateci sapere a mezzo commenti o mail.

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  • Per non saper che scrivere

    24 03 2008 di Francesco Minciotti

    Mi chiedevo: ma nel vostro Comune (prego indicarlo nella risposta) — il mio è un covo di fancazzisti rubastipendio professionisti della politica italiota, il vostro? — quanto ci mettono per farvi il rinnovo della carta d’identità?
    Nel mio, dieci minuti per fare la copia nuova, e due giorni per farla firmare dal sindaco.

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  • «Divergenze» artistiche

    20 02 2008 di Francesco Minciotti

    Bobby Solo e David Lynch

    Quale dei due è Bobby Solo, e quale David Lynch?

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  • Blaterìo da baretto

    15 02 2008 di Francesco Minciotti
    ROMA - E’ stato condannato a quattro anni di reclusione, previo patteggiamento della pena, Mario Scaramella, già consulente della disciolta Commissione Mitrokhin accusato dalla procura di Roma di traffico di armi e di calunnia aggravata. (fonte)

    Sì, in effetti aveva ragione Guzzanti, quando si sbracciava per difenderlo. Sì, sì, gli attentati alla sua persona erano veri sul serio, come no. Ora che stia attento agli alieni.
    N.B.: La pena è stata applicata previo patteggiamento — senza, sarebbe stata più alta. In più, secondo l’orientamento dottrinale dominante, il patteggiamento sottende il riconoscimento della propria colpevolezza da parte del condannato.

    LA SPEZIA - Si era fatto assumere come centralinista all’Inps della Spezia nel 1965, su segnalazione dell’Associazione Italiana Ciechi. La sua invalidità si era progressivamente aggravata negli anni fino a risultare non vedente al cento per cento. E dal 1991 si godeva la meritata pensione. Con un piccolo particolare: guidava un motocarro Ape e utilizzava senza problemi il telefonino cellulare. (fonte)

    Vorrei tanto sapere come questo signore, per ben quarant’anni, sia riuscito ad evadere eventuali visite di controllo. Una parte di me l’ha sempre detto: per le truffe gargantuesche, è degno il plauso, non le manette; queste ultime andrebbero a chi le ha permesse.

    CHICAGO - Un giovane è entrato nell’aula di geologia del campus a 60 chilometri da Chicago. All’interno c’erano 140 ragazzi. Ha fatto fuoco con una pistola e un fucile, poi si è suicidato. Nel tragico bilancio anche quindici feriti (fonte)

    No, no, lasciamo pure che si vendano le armi liberamente. Anzi, sarebbe il caso d’unirsi tutti ai leghisti che, dopo aver fatto approvare quella modifica texana al codice penale sull’estensione dei limiti della legittima difesa e aver trasformato il maiale da distributore automatico di ciccia ad arma per la loro fottuta guerra santa, sicuramente vorrebbero il permesso di armarsi alla John Rambo.

    ROMA - Centomila euro di multa per una puntata di Lost (RaiDue) trasmessa in un orario non adeguato ai minori. La sanzione è stata inflitta alla Rai dall’Autorità garante per le Comunicazioni, per un episodio “al cui interno si sono rilevati contenuti di violenza”. Mandato in onda alle 21.51 del 13 marzo 2007, al margine (21.52) della fascia oraria cosiddetta di “televisione per tutti”. (fonte)

    Se Calabrò e i suoi fratelli infliggono una multa da 100k eurazzi per un minuto di trasgressione e l’assenza della mitica farfalluzza policroma, quale pena — corporale, se bisogna rispettare le proporzioni — dovrebbero comminare a tutta la cricca di Buona domenica e a tutte le altre immondizie di Costanzo et al.?
    Chi è che dice «pena di morte», lì in fondo?

    MILANO - È indagato per omicidio colposo l’uomo alla guida della Porsche che avrebbe provocato, con una manovra azzardata, il terribile incidente davanti al Palazzo di Giustizia di Milano, che ha fatto una vittima e una ventina di feriti. (fonte)

    Chi spende più di — siamo tolleranti — 50k € su una macchina, è assolutamente di capace, per ogni secondo della sua guida, di commettere tragedie simili; semplicemente, perché non ha capacità d’intendere e volere.

    Ha da passa’ ‘a nuttata.

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  • The unthinking majority

    18 12 2007 di Francesco Minciotti

    Altro che gara del trash natalizio 2007 del buon Giovy (che pure ha il suo perché): l’occasione mi è gradita per rilanciare l’ormai vecchia ma sempre attuale campagna del COMI.C.A.N (Comitato contro gli auguri natalizi): per distruggere ogni formalismo borghesuccio, posando bombe di silenzio dopo ogni «Se non ci vediamo, tanti auguri» (perché, pure se ci rivediamo non puoi farmeli ora, gli auguri? Posto che abbiano un senso, si capisce.) Oppure rispondere a tema: ad esempio, «Ti sembro il Bambinello?»

    Tutto è nato dal fatto che stasera mi sono beccato il primo Senoncivediamotantiauguri della stagione, sperando fortissimamente che sia l’ultimo — che illuso!

    Logo COMICAN, silenzi.com

    P.s.: Un altro soldino a chi individua nuovamente la citazione musicale del titolo (ma avrò modo di riparlarne).

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  • Unità di misura neanderthaliane

    15 12 2007 di Francesco Minciotti

    C’è chi ha protestato, ma non mi pare che abbia colto il punto. I cavalli-vapore non servono più, ci vien suggerito dall’ultimo Motor show che ha riscoperto un’antica saggezza popolare, riadattandola all’industria automobilistica:

    ora possiamo usare il pelo di fica, che sappiamo tirare più di un carro di buoi.
    Con la benedizione dei guru dell’automobile, tutti ivi radunati.

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  • Luttazzi, La7 e il divertente caso della quasi-libertà di satira

    09 12 2007 di Francesco Minciotti

    In risposta ad una (finta) domanda di scena, sul come si fa a sopportare l’idea che, dopo tutti i morti della guerra in Iraq,rense.com Berlusconi abbia dichiarato che, in fondo, lui era contrario alla guerra in Iraq, Luttazzi risponde:

    Come si fa a sopportare una cosa del genere?

    Io ho un mio sistema: pensa a Giuliano Ferrara dentro a una vasca da bagno, con Berlusconi e Dell’Ultri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché, in completo sadomaso, che li frusta.

    Va già meglio, no?

    Per questa battuta, Luttazzi è stato sospeso/licenziato (=cacciato) da La7. E non perché fosse «volgare» o «spinta», ma perché offendeva un suo collega di rete, Giuliano Ferrara. Vediamo di capirci qualcosa circa questa stronzata.

    Chiunque, dotato di buon senso (il che registringe il campo, e non di poco), capirebbe che la battuta non è diretta ad offendere Ferrara — almeno, non più di quanto possa offendere gli altri protagonisti di questa parossistica immagine —, ma a creare un espediente retorico farsesco per porre l’idea della guerra e della falsità di Berlusconi su un piano di puro disgusto. Cioè a dire, l’attacco è rivolto a Berlusconi.
    Se invece d’aver detto «Ferrara» — usato perché, nell’immaginario satirico italiano, è sinonimo di «grasso e brutto» (cfr. Tuttobenigni) — avesse detto, chessò, «Vespa» — altra persona usata, nella satira italiana, allo stesso scopo —, avrebbe ottenuto lo stesso effetto.
    Quindi, a mio avviso decade completamente la storta accusa sull’offesa a Giuliano Ferrara.

    Che poi, a pensarci bene, una rete che s’indigna perché è stato offeso «uno dei loro» e non gli altri protagonisti della surreale scenetta, non è un po’ triste? «Sì, certo, pure Berlusconi che piscia in faccia a Ferrara è una brutta immagine; però, visto che lui non lavora a La7, ce ne sbattiamo il cazzo», potrebbero dire i vertici della rete di Telecom Italia.

    E che non è stato capito, lo dimostra la spiegazione che Luttazzi ha dovuto dare al Corriere.it, secondo la quale l’immagine era legata a fatti accaduti ad Abu Grahib; il che, visto che il monologo riguarda proprio quella guerra, è un sottile rimando, per gl’intelletti più raffinati.

    Un’altra triste vicenda della non-libertà di satira italiana.
    Daniele, per quel che vale, hai tutta la mia solidarietà.

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  • Com’è bello far l’amore da Trieste in TV

    06 12 2007 di Francesco Minciotti

    Sto vedendo, ad Annozero, una puntata sulla qualità della TV.

    Gli ospiti, presi per simboleggiare e difendere la TV di qualità, sono Raffaella Carrà e i Gemelli diversi.

    La televisione di qualità secondo Raffaella Carrà:

    La televisione di qualità secondo i Gemelli diversi:

    Sbaglio io, o Santoro ha pisciato di fuori in maniera invereconda?

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  • Miniature disasters (*)

    06 12 2007 di Francesco Minciotti

    Visto che da queste parti si aspetta dall’UPS il regalo di laurea della Stella (sì, sarebbe il caso che voi mujahedin le tributaste il dovuto onore a piene mani), il tracciamento del pacco ha rivelato una cosa alquanto strana:

    immagine-3.png

    Ora, pur volendo sorvolare sul fatto che a Roma oggi c’è stato uno splendido sole per tutta la giornata, com’è possibile che il corriere fosse prima a Roma (90km da Montefiascone) e poi, solo dopo un’ora e mezza, a Treviso (486km)?
    L’unica spiegazione che mi dò che è martedì, verso le 10, c’è stata una mega tromba d’aria nel deposito UPS di Roma che ha catapultato il furgoncino con il pacco direttamente e casualmente nel deposito UPS di Treviso, dove il suddetto veicolo ha effettuato un nuovo passaggio nel servizio di tracciamento, dopodiché, probabilmente, è finito — sempre a mezzo tromba d’aria — sull’Isola.

    —————————

    (*): Un soldino a chi capisce la citazione.

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  • Miss Italia e la sconvenienza

    03 09 2007 di Francesco Minciotti

    La foto che ha fatto squalificare Francesca Lai da Miss Italia 2007Considerato il carattere sempre più rotocalchesco assunto, negli ultimi tempi, dal Corriere.it, è frequente imbattersi in articoli di questo tipo: Foto osé, squalificata dalla finale, in cui si narra il dramma della povera Francesca Lai, ventiduenne dal cuore infranto per il sogno spezzato della partecipazione a Miss Italia, quella sorta di Mensa italiano in cui le ragazze quanto-sono-bella-quanto-sono-brava si «sfidano» a stare ignude su di un palco e a dire che la guerra è brutta. E non è facile, sapete, ché la concorrenza è spietata, e la guer — la competizione, pardon, è aspra e forte, ma siamo tutte amiche e abbracciamo, in una sorta di soft-lesbo per i maschi italiani della prima serata con i bambini ancora a tavola, la vincitrice, la quale s’è meritata oltre ogni dire quella corona di fil di ferro, perché com’è brutta la guerra per lei, nessun altro riesce ad eguargliarla.

    E allora, per meglio comprendere il dramma di questa signorina, esclusa per la foto che incorona quest’articolo (e che lunga la dice sulla «timidezza» borghese che accompagna le aspiranti missitalie, speciazioni più o meno affini alle sorelle Cappa) dalle selezioni di Miss Toscana, ho deciso di approfondire la questione e, da buon giurista in erba, di propormi come avvocato pro bono per la signorina, al fine di  verificare: 1) quali siano gli estremi per la comminazione di una sanzione; 2) se la mia cliente soggiaccia ad una di queste. A tal fine, mi sono scaricato il regolamento di Miss Italia 2007 , trovando un articolo 8 pieno di divieti per le poverette. Interessante un elencazione sommaria:

    b) essere di sesso femminile sin dalla nascita;
    d)essere di condotta incensurabile, e comunque non essere mai state implicate in fatti o vicende di pubblica rilevanza offensivi della morale comune;
    e) non aver mai partecipato, neppure come figuranti o comparse, a film, spettacoli o rappresentazioni in genere di carattere pornografico o scabroso;
    f) non essere mai state ritratte in pose di nudo, o comunque sconvenienti;
    g) non avere mai rilasciato pubbliche dichiarazioni di carattere sconveniente, o comunque non in linea con lo spirito di moralità proprio del Concorso.

    ed altre di simile tenore.
    Ora, purtroppo mi pare chiaro che la mia cliente, signorina Lai, non possa che essere sanzionata mediante l’esclusione dal concorso ex art. 8, c. 1, lett. d e f, ché quella foto non lascia spazio per assoluzione dalla pesante accusa di sconvenienza. D’altronde, come dice Al Pacino su L’avvocato del diavolo: «Nessuno vince sempre».

    Scrollatomi di dosso la toga da udienza, mi piacerebbe sottolineare che, in maniera speculare a quante volte ricorre la parola sconveniente nel regolamento, stride la banalità estrema e financo l’offensività per il genere umano di questo tipo di eventi: un mucchio di carne proporzionata e mezza ignuda che, in barba ad ogni principio pedagogico degli ultimi, credo, due miliardi di anni, cerca di sgomitare e passare avanti alle altre solo perché più bella, più donna, più mamma, più italiana.
    E pare che il cervello debba essere riposto nei camerini in un apposito armadietto. Laddove presente, si capisce.

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