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    Il caso Thomas Crawford, Gregory Hoblit

    03 07 2008 di Francesco Minciotti

    Un thriller godibile, senza troppe godurie né troppi dispiaceri. Come al solito, un buon Hopkins nobilita la pellicola, con una trama non banale né troppo prevedibile. Peccato per il finale, e per la traduzione italiana (Il caso Thomas Crawford) del titolo originale Fracture, molto più suggestivo e che si spiega completamente nel corso del film.
    Ma si sa: noi italiani siam sempre provincialotti, e se non spieghiamo ben bene la trama allo spettatore medio fin dalla locandina, non siamo contenti.

    Inoltre, sempre per dirla un’altra, Thomas Crawford non esiste, nella sceneggiatura originale: il personaggio di Hopkins si chiama infatti Ted Crawford, come evidenziato nella scheda IMDB. Di cazzate al doppiaggio ne avevo viste tante, ma addirittura inventarsi un altro nome per un personaggio beh, questa mi mancava.

    Famo ride’.

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  • Il falsario, Stefan Ruzowitzky

    30 06 2008 di Francesco Minciotti

    Tratto da una storia vera, il racconto di un geniale falsario ebreo tedesco che dovrà fare i conti con gl’inumani lager. Un tentativo di profonda analisi della psiche umana, nel limbro fra l’autoconservazione, l’eroismo e il credere che esista qualcosa di più importante del singolo. Una storia di disperazione, relativamente ben riuscita (zoomate brusche del regista a parte) anche grazie ad un’ottima recitazione di Karl Markovics. Purtuttavia, non aggiunge moltissimo al genere — che altro si può dire, sul nazismo, che già Schindler’s list e Il pianista non abbiano già raccontato?

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  • Osteria numero venti…

    28 06 2008 di Francesco Minciotti

    Quando manco la vergogna ferma i cineasti, escono capolavori come questo:

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  • Bianco e nero, Francesca Comencini

    23 06 2008 di Francesco Minciotti

    Film gradevole, dalla tematica a rischio banalità, per fortuna mai concretatasi, e da un gruppo d’attori a incapacità crescente: dall’ottimo Eriq Ebouaney (Edgard), alla brava Aïssa Maïga (Nadine), passando per una discreta Ambra Angiolini, finendo ad un disastroso Fabio Volo. Io non capisco: qualunque film quest’uomo faccia, penso sempre che mi stia prendendo per il culo. Sarà che forse non tutte le Iene che vanno, ignudi, dai benzinai possono fare il «salto» nel cinema?
    La trama — riprendo — non è mai banale, e questo film serve in un’Italia che non ha mai abbandonato il razzismo fino in fondo; inoltre, un paio di sequenze (in particolare una — non svelo niente — al rallentatore, con Ambra Angiolini e Eriq Ebouaney) vale, sola, il prezzo del biglietto.

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  • Juno, Jason Reitman

    13 04 2008 di Francesco Minciotti

    Pellicola gustosissima, si fa apprezzare soprattutto per l’originalità del tema e la leggiadria con cui è tratteggiata; in verità, forse anche un filino troppa, vista la gravità della vicenda umana. Tuttavia, potrebbe essere fin troppo reale.
    Ottima la prova di Jennifer Garner, ma non da meno quella della giovane protagonista, Ellen Page, alle prese con un ruolo insospettabilmente difficile da interpretare.
    Con la classe del tipico film indipendente, una tragicommedia che intrattiene piacevolmente per un’ora e mezza, e fa riflettere sul tema della maternità e dell’adolescenza.
    Peccato, peccato e ancora peccato per lo strazio compiuto dai doppiatori italiani, che hanno ambientato linguisticamente la vicenda in un’orgia di paninarese ante litteram. Aspetto di rivedermelo in lingua originale per constatare l’entità del vulnus linguistico perpetrato ai danni di quest’opera filmica.

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  • Saw III, Darren Lynn Bousman

    01 04 2008 di Francesco Minciotti

    LocandinaNon ci siamo, la mucca è stata munta troppo. Il primo capitolo fu una rivelazione per me, amante dei colpi di scena e dei polizieschi cervellotici (il cui capostipite rimane Se7en); il secondo, pur secondo capitolo e per questo guardato molto male, s’è salvato. Ma questo decisamente no: visto solo per amor di recensione (ché la boiata me l’aspettavo), non ha deluso le aspettative, rivelandosi una cazzata madornale: sconclusionato, caotico, iperviolento, recitato da cani.
    E il peggio è che il 26 ottobre 2007 è uscito Saw IV! Sarà quello il vero incubo che spaventerà gli spettatori, non la suspance o l’orrore.

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  • Il petroliere, Paul Thomas Anderson

    28 03 2008 di Francesco Minciotti

    Fino ad oggi ero dell’idea che il superbo e raffinato Daniel Day Lewis (Gangs of New York, Il mio piede sinistro) avesse scelto le proprie interpretazioni con sapienza e parsimonia, conscio del degrado qualitativo di una sovraesposizione professionale ed artistica. Sarà dunque che non ho capito molto questo film — è quello che spero sempre quando un film che stimo all’idea poi non mi soddisfa — ma questo Petroliere l’ho trovato piuttosto lineare ed insipido. Certo, avendolo visto in italiano probabilmente avrà contribuito il doppiaggio; però, la storia scorre via senza troppi sussulti, con qualche colpo di scena che poi non ne dà il caratteristico effetto di stupore.
    Il personaggio di Daniel Day Lewis ha un suo perché — racconta la malignità pura dell’essere umano (forse non a caso è stata scelta la figura del petroliere d’inizio secolo) — ed è ben interpretato; ma i personaggi di contorno, quelli mi han fatto proprio schifo: male ideati e del pari interpretati. Peccato.

    P.s.: Se becco quello che ha tramortito il titolo originale (There will be blood) nel più sputtanante trama titolo italiano, gli mozzo una mano. Anzi, se passa di qui, sia mai che ci spieghi perché.

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  • La sconosciuta, Giuseppe Tornatore

    22 03 2008 di Francesco Minciotti

    Un film crudissimo e disturbante, per la regia di Tornatore che ci racconta il tema della schiavitù sessuale (e) della prostituzione, scegliendo un taglio macabro e rassegnato, poco adatto alle sensibilità delicate ma davvero necessario a tutti per comprendere il dramma vissuto, quotidianamente, da milioni di donne.
    Complice la superba prova di Kseniya Rappoport, lo spettatore viene catturato — preso a pugni, quasi — dalla trama efficace e mai titubante della vita di questa sconosciuta, fra speranze ed eterne delusioni; del pari, sebbene secondaria, l’interpretazione di Michele Placido, che riesce davvero a farsi odiare. Buona, ma non del pari, la prova di Claudia Gerini e Alessandro Haber.
    Una trama orribilmente avvinghiante.

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  • La ragazza del lago, Andrea Molaioli

    16 03 2008 di Francesco Minciotti

    La ragazza del lagoRaffinata opera prima dell’emergente Andrea Molaioli, regista talentuoso ed ispirato — probabilmente l’essere stato aiuto-regista di Nanni Moretti ha giocato il suo ruolo — che regala al pubblico la trasposizione di un romanzo di Karin Fossum, riadattata dagli originari fiordi nordici alla quieta provincia friulana. Molte le scelte filmiche che fanno innamorare gli amanti della regia raffinata.
    Quanto agli attori, la solita ottima prova del brillante Toni Servillo è egregiamente accompagnata da quella di un intero cast di comprimari di spessore, da Fabrizio Gifuni a Valeria Golino, passando per altri esordienti insolitamente talentuosi. La profondità di molti ruoli appassiona e cattura lo spettatore.
    La fotografia, complici gli scenari delle verdi valli del nord Italia, incanta e rapisce per lo stridore fra la placidità dei luoghi e la morbosità della trama, vera o presunta.
    Un’ultima nota per la colonna sonora, firmata dall’elettronico e «violinico» Theo Teardo (Le conseguenze dell’amore): davvero fantastica e appassionante.
    Un altro tassello per la rinascita del giovane cinema italiano di qualità .

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  • Non è un paese per vecchi, fratelli Coen

    03 03 2008 di Francesco Minciotti

    beyondhollywood.comQuando uno si mette in testa di parlare di un film dei fratelli Coen, deve dare per scontato che sarà difficile farlo in termini men che lusinghieri; e anche in questo caso, il nome non ha tradito le aspettative. No country for old men è una sorta di western, o forse, più propriamente, un’avventura con ambientazione western. E’ una storia di morte prima che di vita; di silenzi prima che di parole; di cattiveria prima che di bontà. C’è un cattivo che più cattivo non si può, e il suo personaggio è anche disturbante e assolutamente negativo; eppure, non si riesce a non rimanerne affascinati. Un po’ quello che succede per Hannibal Lecter, solo che con meno sostrato razionale.

    Inoltre, tutta la pellicola è intrisa di realismo crudo, ché tutto sembra reale, e quindi banale; ma di un banale stranamente interessante. Insomma, è difficile da spiegare, ma semplice da comprendere guardandolo.
    Alcune scelte registiche sono incantevoli, segno di una sapienza filmica dei registi ormai comprovata; del pari la fotografia, con scenari desolanti e spazi sconfinati. La caratterizzazione dei personaggi è perfetta, con una selezione di redneck del profondo west con tanto di pick-up, salopette e berrettino da agricoltore, e pelle rubizza incisa dal sole da fare invidia ad ogni ufficio casting della storia. Ah, e una menzione d’onore per Bardem, che ha un ruolo accattivante e lo interpreta perfettamente.

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