Di seguito, una lista di tutti i film che ho avuto modo di «assaggiare», con tanto di descrizione e votazione.
Per ora, una semplice selezione dall’archivio del vecchio sito, che con molta calma trasporterò in questa nuova sistemazione. Cliccando sul simbolo «+» a fianco del titolo verrà visualizzata una piccola recensione scritta da me.
Buon appettito.
Ordina lista per: titolo | voto | data di visione ↓

Perfume: The Story of a Murderer (2006)
6/10
Non avendo letto il libro, non so dire molto sulla fedeltà dell'adattamento. So che, all'epoca, fu un successo molto commerciale (il che non depone molto a favore della qualità dello scritto). Il film in sé, invece, è una pellicola discreta, con alcune belle sequenze (come quella finale) e alcune, grandi pecche, soprattutto nella sceneggiatura, che potrebbero essere imputate direttamente all'autore del libro. Sufficiente
0.3
Grande, grosso e Verdone (2008)
4/10
Non è più il Verdone di una volta. E' quello di questa volta. E si vede tutto tutto, ahimè: personaggi stantii e dialoghi banali: a forza di pescare nell'iper-precisino e nel cafone, va a finire che il vero Verdone ci rimarrà inchiodato, in quei cliché.
0.3
Dolce e l'amaro, Il (2007)
8/10
Un ottimo film di mafia, con la dignitosissima prestazione di Luigi Lo Cascio e, in minor misura, di Fabrizio Gifuni. La storia si dipana senza scossoni o sussulti — davvero c'è ancora qualcosa da dire sulla mafia? —, ma con una recitazione e una solidità della trama e della regia invidiabili. Godibilissimo, specialmente per gli amanti del genere.
0.3
Troppo blando e senza una vera storia, il Michael Clayton clooneyano manca di un punto di riferimento solido dal punto di vista narratologico: è un personaggio senza capo né coda, e più in generale la storia manca di mordente, di un vero cappello-svolgimento-conclusioni. Deludente.
0.3
Fracture (2007)
6/10
Un thriller godibile, senza troppe godurie né troppi dispiaceri. Come al solito, un buon Hopkins nobilita la pellicola, con una trama non banale né troppo prevedibile. Peccato per il finale, e per la traduzione italiana (Il caso Thomas Crawford) del titolo originale Fracture, molto più suggestivo e che si spiega completamente nel corso del film. Ma si sa: noi italiani siam sempre provincialotti, e se non spieghiamo ben bene la trama allo spettatore medio fin dalla locandina, non siamo contenti.
0.3
Fälscher, Die (2007)
7/10
Tratto da una storia vera, il racconto di un geniale falsario ebreo tedesco che dovrà fare i conti con gl'inumani lager. Un tentativo di profonda analisi della psiche umana, nel limbro fra l'autoconservazione, l'eroismo e il credere che esista qualcosa di più importante del singolo. Una storia di disperazione, relativamente ben riuscita (zoomate brusche del regista a parte) anche grazie ad un'ottima recitazione di Karl Markovics. Purtuttavia, non aggiunge moltissimo al genere — che altro si può dire, sul nazismo, che già Schindler's list e Il pianista non abbiano già raccontato?
0.3
Prima prova del regista inglese Edgar Wright. Uno stile particolare di genere: a metà fra il comico demenzial-sofisticato e il finto horror. Non divertente come il successivo Hot fuzz, ma assolutamente godibile
0.3
The Happening (2008)
6/10
Sarebbe bastato il mio amore profondo per le sceneggiature e le idee di Shyamalan (a proposito: si pronuncia Shàmalan) a farmi apprezzare profondamente questo film, che — per la sua trama, specifico — cattura ed appassiona per l'intera durata, con colpi di scena ed artifizi retorici affatto banali; purtroppo, la vergognosa prova di attori quali Mark Wahlberg (l'incredibilmente brutto The shooter, per dirne uno) hanno contribuito ad abbassare la votazione ad una misera sufficienza, più per rispetto del regista-sceneggiatore-produttore (chi fa da sé...) che per la riuscita del film. Ci fossero stati degli attori convincenti (uno Sean Gullette di Pi greco o un sempre eccezionale Hugh Jackman, per dirne un altro legato a Darren Aronofsky), e magari si fossero limati un paio di dialoghi troppo grotteschi, il film ne avrebbe giovato incredibilmente. Tuttavia, vale la pena di vederlo anche solo per i primi dieci minuti, che dànno il la al resto della pellicola.
0.3
In the Valley of Elah (2007)
9/10
Un film crudo e disperato, dalle tematiche variegate e mai banali: l'insensatezza della vita militare spinta al massimo; il rapporto padre-figlio; la crudeltà umana in tutte le sue insondabili profondità. Il nichilismo puro portato allo scoperto. Eccezionale.
0.3
Juno (2007)
8/10
Pellicola gustosissima, si fa apprezzare soprattutto per l'originalità del tema e la leggiadria con cui è tratteggiata; in verità, forse anche un filino troppa, vista la gravità della vicenda umana. Tuttavia, potrebbe essere fin troppo reale. Ottima la prova di Jennifer Garner, ma non da meno quella della giovane protagonista, Ellen Page, alle prese con un ruolo insospettabilmente difficile da interpretare. Con la classe del tipico film indipendente, una tragicommedia che intrattiene piacevolmente per un'ora e mezza, e fa riflettere sul tema della maternità e dell'adolescenza. Peccato, peccato e ancora peccato per lo strazio compiuto dai doppiatori italiani, che hanno ambientato linguisticamente la vicenda in un'orgia di paninarese ante litteram. Aspeto di rivedermelo in lingua originale per constatare l'entità del vulnus linguistico perpetrato ai danni di quest'opera filmica.
0.3
There Will Be Blood (2007)
5/10
Fino ad oggi ero dell'idea che il superbo e raffinato Daniel Day Lewis (Gangs of New York, Il mio piede sinistro) avesse scelto le proprie interpretazioni con sapienza e parsimonia, conscio del degrado qualitativo di una sovraesposizione professionale ed artistica. Sarà dunque che non ho capito molto questo film — è quello che spero sempre quando un film che stimo all'idea poi non mi soddisfa — ma questo Petroliere l'ho trovato piuttosto lineare ed insipido. Certo, avendolo visto in italiano probabilmente avrà contribuito il doppiaggio; però, la storia scorre via senza troppi sussulti, con qualche colpo di scena che poi non ne dà il caratteristico effetto di stupore. Il personaggio di Daniel Day Lewis ha un suo perché — racconta la malignità pura dell'essere umano (forse non a caso è stata scelta la figura del petroliere d'inizio secolo) — ed è ben interpretato; ma i personaggi di contorno, quelli mi han fatto proprio schifo: male ideati e del pari interpretati. Peccato. P.s.: Se becco quello che ha tramortito il titolo originale (There will be blood) nel più sputtanante trama titolo italiano, gli mozzo una mano. Anzi, se passa di qui, sia mai che ci spieghi perché.
0.3
Ragazza del lago, La (2007)
8/10
Raffinata opera prima dell'emergente Andrea Molaioli, regista talentuoso ed ispirato — probabilmente l'essere stato aiuto-regista di Nanni Moretti ha giocato il suo ruolo — che regala al pubblico la trasposizione di un romanzo di Karin Fossum, riadattata dagli originari fiordi nordici alla quieta provincia friulana. Molte le scelte filmiche che fanno innamorare gli amanti della regia raffinata. Quanto agli attori, la solita ottima prova del brillante Toni Servillo è egregiamente accompagnata da quella di un intero cast di comprimari di spessore, da Fabrizio Gifuni a Valeria Golino, passando per altri esordienti insolitamente talentuosi. La profondità di molti ruoli appassiona e cattura lo spettatore. La fotografia, complici gli scenari delle verdi valli del nord Italia, incanta e rapisce per lo stridore fra la placidità dei luoghi e la morbosità della trama, vera o presunta. Un'ultima nota per la colonna sonora, firmata dall'elettronico e «violinico» Theo Teardo (Le conseguenze dell'amore): davvero fantastica e appassionante. Un altro tassello per la rinascita del giovane cinema italiano di qualità.
0.3
Un film crudissimo e disturbante, per la regia di Tornatore che ci racconta il tema della schiavitù sessuale (e) della prostituzione, scegliendo un taglio macabro e rassegnato, poco adatto alle sensibilità delicate ma davvero necessario a tutti per comprendere il dramma vissuto, quotidianamente, da milioni di donne. Complice la superba prova di Kseniya Rappoport, lo spettatore viene catturato — preso a pugni, quasi — dalla trama efficace e mai titubante della vita di questa sconosciuta, fra speranze ed eterne delusioni; del pari, sebbene secondaria, l'interpretazione di Michele Placido, che riesce davvero a farsi odiare. Buona, ma non del pari, la prova di Claudia Gerini e Alessandro Haber. Una trama orribilmente avvinghiante.
0.3
No Country for Old Men (2007)
8/10
Quando uno si mette in testa di parlare di un film dei fratelli Coen, deve dare per scontato che sarà difficile farlo in termini men che lusinghieri; e anche in questo caso, il nome non ha tradito le aspettative. No country for old men è una sorta di western, o forse, più propriamente, un’avventura con ambientazione western. E’ una storia di morte prima che di vita; di silenzi prima che di parole; di cattiveria prima che di bontà. C’è un cattivo che più cattivo non si può, e il suo personaggio è anche disturbante e assolutamente negativo; eppure, non si riesce a non rimanerne affascinati. Un po’ quello che succede per Hannibal Lecter, solo che con meno sostrato razionale. Inoltre, tutta la pellicola è intrisa di realismo crudo, ché tutto sembra reale, e quindi banale; ma di un banale stranamente interessante. Insomma, è difficile da spiegare, ma semplice da comprendere guardandolo. Alcune scelte registiche sono incantevoli, segno di una sapienza filmica dei registi ormai comprovata; del pari la fotografia, con scenari desolanti e spazi sconfinati. La caratterizzazione dei personaggi è perfetta, con una selezione di redneck del profondo west con tanto di pick-up, salopette e berrettino da agricoltore, e pelle rubizza incisa dal sole da fare invidia ad ogni ufficio casting della storia. Ah, e una menzione d’onore per Bardem, che ha un ruolo accattivante e lo interpreta perfettamente.
0.3
Un film godibilissimo e ben bilanciato. Tra l'impegno didascalido di spiegare, per immagini, cos'è stata la stagione degli scioperi della Torino industriale (aka, la Fiat), e quello spensierato di descrivere l'amore, Wilma Labate, con l'aiuto di due ottimi attori protagonisti (Filippo Timi e Valeria Solarino) e di un rodatissimo Fabrizio Gifuni confeziona un'opera interessante ed avvincente, con una trama più ricca di quanto ci si possa aspettare all'inizio. In particolare, merita plauso il personaggio del protagonista, Sergio, per una complessità davvero affascinante. Non c'entra niente col film in sé, ma m'è capitato di vederlo, con la Stella, nella sala più piccola del mondo: la sala numero 4 del Quattro fontane di Roma. Chi c'è stato, sa quanto sia piccola.
0.3
Death at a Funeral (2007)
8/10
Sarà che l'umorismo nero è così difficile da ricreare; sarà che sono incline al pessimismo-realismo-cinismo; oppure che rido con poco — chissa? Fatto sta che siamo al cospetto di uno dei film più divertenti dell'intero genere, con colpi di scena, situazioni paradossali e prestazioni recitative da scompisciarsi. La regia di Frank Oz è sapiente ma mai protagonista, per lasciare alla trama, e al sapiente inveramento di essa da parte degli attori, la parte del leone. Un paio d'ore di risate irrefrenabili, davvero. Nota a margine: vergognosa la scelta di cambiare (non tradurre) il titolo in italiano: che cazzo mi rappresenta tradurre «Death at a funeral» con «Funeral party»? Tra l'altro, così pigli per il culo lo spettatore, visto che il titolo originale rende molto meglio l'idea che non quello cambiato, che fa pensare ad una festa ad un funerale. Altro buon motivo per evitare i film doppiati.
0.3
Bianco e nero (2008)
7/10
Film gradevole, dalla tematica a rischio banalità, per fortuna mai concretatasi, e da un gruppo d'attori a incapacità crescente: dall'ottimo Eriq Ebouaney (Edgard), alla brava Aïssa Maïga (Nadine), passando per una discreta Ambra Angiolini, finendo ad un disastroso Fabio Volo. Io non capisco: qualunque film quest'uomo faccia, penso sempre che mi stia prendendo per il culo. Sarà che forse non tutte le Iene che vanno, ignudi, dai benzinai possono fare il salto nel cinema? La trama — riprendo — non è mai banale, e questo film serve in un'Italia che non ha mai abbandonato il razzismo fino in fondo; inoltre, un paio di sequenze (in particolare una — non svelo niente — al rallentatore, con Ambra Angiolini e Eriq Ebouaney vale, sola, il prezzo del biglietto.
0.3
Hot Fuzz (2007)
8/10
Pregiudizievolmente, pensavo tutto il male possibile di questo film, credendolo — a torto — un appartenente al filone dei vari Scary movie. Beh, niente di più sbagliato: siamo di fronte ad una vera e propria perla del cinema parodistico, dove i topos del thriller vengono riportati in tutto il loro splendore, e poi buttati nel fango e derisi con la difficilissima tecnica della parodia. Raffinatissima opera, da capire prima di bollarla, ingiustamente, come cinema-spazzatura. E soprattutto, da vedere in lingua originale, per apprezzare i vari accenti della campagna inglese.
0.3
Masseria delle allodole, La (2007)
7/10
Un film solido, quello dei fratelli Taviani, che ha il coraggio di tutta quella attualità-non attualità che circonda ogni questione spinosa («pesante», la definirebbero i semplici di spirito) come quella del genocidio degli armeni per mano turca. E la affronta con regia severa, austera ma mai noiosa, cruda in maniera psicologica, che lascia un'angoscia insopprimibile nello spettatore ma che non scende praticamente mai nel sanguinolento; solo il sentore del grand guignol, e tutto il talento dei monumenti del cinema italiano. A volte, la piccola storia nella grande Storia è raccontata con troppa frammentazione, ma la colpa, al massimo, è della scrittrice del libro da cui il film è tratto.
0.3
Bee Movie (2007)
6/10
Cartone molto scorrevole, con i suoi spunti d'ilarità e un'animazione ottima come sempre. Come spesso accade con questi prodotti, l'età giusta per fruirne appieno tende ad alzarsi così tanto che, con la sala piena di bimbi e genitori, si sentono più risate dei secondi che non dei primi. Godibile. P.s.: Imperdibile la battuta su Sting.
0.3
Love in the Time of Cholera (2007)
8/10
Per quanto il buon Mike Newell non abbia dovuto certo troppo faticare a pensare alla storia, e per quanto il sottoscritto compia un autodafè manifestando la propria ignoranza di non aver letto il libro di Marquez, devo dire che il film è stato davvero intenso: convincente Giovanna Mezzogiorno, ma soprattutto Javier Bardem (già «Mare dentro») abilissimo nell'inverare un personaggio così delicato e complesso come Florentino Ariza dalla maturità alla vecchiaia. Molto buona anche la prestazione del grottesco padre di Fermina (Giovanna Mezzogiorno), interpretato da John Leguizamo. Buona la fotografia, e sapiente la regia. D'altronde, una storia così leggiadra non può che generare un film pregiatissimo, che non cala mai di tono nonostante una durata considerevole (139 minuti).
0.3
Un viaggio di due ragazzi italiani in India, fra passato, presente e futuro, tutto incerto. A volte stentata la recitazione dei due giovani attori, ma una regia sapiente e le ambientazioni esotiche, oltre ad una brava Giovanna Mezzoggiorno, sanno aggiustare il tiro, e riportare il film nel novero di quelli gradevoli. Un modo un po' italiano d'immaginare l'India.
0.3
Breaking and Entering (2006)
7/10
un film delicato, introspettivo e torbido quanto basta per renderlo appassionanate: in puro stile Minghella, insomma. Buona la prova di Jude Law, ma ancor di più quella di Cate Blanchett, perfetta passivo-aggressiva. Pur lontano dal suo capolavoro assoluto («Il talento di mr. Ripley»), il regista si conferma capace di costruire una narrativa solida e bilanciata fra aspetti emotivi e non.
0.3
Saw III (2006)
4/10
Non ci siamo, la mucca è stata munta troppo. Il primo capitolo fu una rivelazione per me, amante dei colpi di scena e dei polizieschi cervellotici (il cui capostipite rimane Se7en); il secondo, pur secondo capitolo e per questo guardato molto male, s'è salvato. Ma questo decisamente no: visto solo per amor di recensione (ché la boiata me l'aspettavo), non ha deluso le aspettative, rivelandosi una cazzata madornale: sconclusionato, caotico, iperviolento, recitato da cani. E il peggio è che il 26 ottobre 2007 è uscito Saw IV! Sarà quello il vero incubo che spaventerà gli spettatori, non la suspance o l'orrore.
0.3
Notes on a Scandal (2006)
9/10
Un bellissimo spaccato di perversioni, dall'infanzia alla vecchiaia, legate da un sottile piacere del disgusto, da una recitazione paurosamente attraente e da un'efficacissima atmosfera di accenni ed espressivi silenzi. Superba la prestazione di Judi Dench, cui fa da spalla la sensuale e castigata Cate Blanchett. Ottima la regia di Eyre.
0.3
Berlinguer ti voglio bene (1977)
9/10
Con una storia magistralmente ideata da un acerbo e ruspantissimo Benigni in coppia con Bertolucci (Giuseppe), viene portata sullo schermo la campagna toscana e i suoi terragni abitanti. Fra comunismo all'italiana, scenette grottesche e umorismo nero, le avventure di quattro sfigati che alternano tragicità a comicità incantano e appiccicano allo schermo. Realista e iperrealista allo stesso tempo. E vaffanculo a Viterbo.
0.3
Un film da immedesimarvicisi. Se cogliete lo spirito del silenzio che lo regola, godrete di un bellissimo spaccato del mondo presbiteriale, dei suoi dubbi e dissidii interiori, interpretato in maniera eccellente da Christo Jivkov. In assenza di questo necessario calarsi nell'ambientazione, quasi fossimo anche noi novizi, il film potrebbe risultare tedioso e monocorde. Nota a margine: secondo me non è vero che Saverio Costanzo è il figlio di Giustocollo; deve essere una leggenda metropolitana tipo quella di Billy Corgan che interpretava i telefilm da bambino. ' Cazzo hanno in comune?
0.3
The Magdalene Sisters (2002)
8/10
Un bellissimo e toccante film-denuncia di Peter Mullan sulla condizione di schiavitù e tortura in cui hanno vissuto, per decenni, circa 30.000 donne irlandesi nelle Case della Maddalena, ufficialmente delle lavanderie dirette da suore. Fino al 1996. Sull'interpretazione delle attrici protagoniste e sulla sapiente regia di Mullan non mi pronuncio neanche, considerando che questo film fu insignito del Leone d'oro nel 2002. E questo dovrebbe bastarvi.
0.3
Cena per farli conoscere, La (2007)
6/10
Film dolceamaro — mai sottotitolo («Commedia sentimentale») è stato più azzeccato — diretto bene da Pupi Avati, e interpretato con maestria da Abatantuono. La recitazione delle tre figlie (Incontrada, Sastre, Placido) stenta un po' nelle scene di dialogo fra loro, mentre individualmente se la cavano; sul fronte recitativo, ottima invece Francesca Neri, nella veste d'un'eccentrica amica. Non so com'è, però, la storia decolla poco, pur nel suo squallido suscitare interesse per un mondo, quello dello star-system dell'Italietta, molto triste. Salvato dalla prestazione notevole di Abatantuono e Neri, per il resto una mezza botta.
0.3
Ancora una prova entusiasmante del mio adoratissimo «pupillo» Danny Boyle che, sulle «note» del suo sceneggiatore Alex Garland, ci porta in un mondo apocalittico, ruggente di furia e solitudine, paura irrefrenabile e istinto di conservazione. Buona la prova degli attori, anche se questo non è certamente un film che possa provare il loro eventuale talento recitativo; più che altro, vale la pena sottolineare la difficoltà della scenografia (svuotare — letteralmente — Piccadilly Circus è più difficile di quanto sembri), e le scene d'isolamento totale sono state girate all'alba, con la complicità dei bobby londinesi. Mi ha ricordato, e non poco, il magnifico I figli degli uomini. Spettrale.
0.3
Sunshine (2007)
8/10
Altra — ennesima — prestazione stupefacente di Danny Boyle (già Trainspotting, per dire), che intesse un film dall'ambientazione spaziale ma con un sapore squisitamente radicale: lo spazio, così, diventa solo un artifizio retorico per discutere dell'essenza ultima dell'uomo, della sua finitudine, della sua ontologia e del rapporto con Dio, se mai vi fosse. E, d'altro canto, ci spiega come possa nell'uomo coesistere, assieme con quei sentimenti e quegli aneliti, anche il suo lato puramente ferino, che informa la vera e propria lotta per la sopravvivenza. Davvero ben fatto. Non pensavo.
0.3
The Devil Wears Prada (2006)
7/10
Gradevolissima commedia questa, ambientata nel mondo della moda ma con autoironia e leggerezza; mai scontato da cadere nei cliché, eppure sempre abbastanza aderente alla realtà da risultare come una gustosa parodia — gustosa perché verosimile.
Sul versante delle prestazioni individuali, squisita regia di David Frankel; Anne Hathaway nel ruolo di proteiforme eroina frastornata dagli eventi, ma non del tutto; e superba — tautologico? — Maryl Streep.
Da goderselo tutto, questo diavolo che veste Prada. Fino all'ultima paillette.

Shooter (2007)
4/10
Polpettone americano, di quelli che t'aspetteresti da John Woo. E io che mi ostino a (tentare di) guardare i film di Antoine Fuqua solo perché, anni fa, fece quel capolavoro di Training day come sua opera prima.
Dopo tanti orrori (come dimenticare L'ultima alba con Bruce Willis e Monica Bellucci, visto solo fino al primo tempo e poi spento per lo schifo), è il meno che mi possa meritare, io inguaribile romantico.

Acapulco, prima spiaggia... a sinistra (1983)
1/10
Anche in questo caso, una vergogna nazionale, se possibile forse ancora peggiore dei film di Alvaro Vitali/Pierino. E un'altra pietra miliare del trash, per chi ha la fortuna di trovarvi fonte di tragico umorismo beffardo.
0.3
Rimini, Rimini - un anno dopo (1987)
1/10
Una vera e propria vergogna nazionale. Tuttavia, la mia inclinazione per il trash lo situa ai massimi livelli del genere, assicurando tristissime risate.
0.3
Sicko (2007)
8/10
Classico documentario di Michael Moore, che ha dalla sua l'innata qualità di contemperare notizie (più o meno) vere con una vena narrativa leggera e intrisa d'ironia. Certo, tutti potranno dire che lo sfascio della sanità americana è fatto notorio, e che inzupparci il pane fa parte d'un disegno populista; però mi pare proprio che se è vero che lo sanno tutti e il casino resta, è bene che Michael Moore continui a farci vedere come si muore in America quando hai un fratello donatore compatibile e l'assicurazione non paga le spese per i trapianto definendolo «sperimentale». Tanto per evitare d'assuefarci allo status quo, ecco.
0.3
Jesus Camp (2006)
8/10
Documentario americano sulle «madrasse» evangeliste: un vero e proprio campeggio estivo per bambini incentrato sul plagio a sfondo religioso, per convincerli di poter parlare con Dio; per farli diventare telepredicatori da TBNE; per far desiderare loro una nuova confusione fra Stato e Chiesa. La tecnica filmica è ottima, con un'assenza assoluta di qualsivoglia commento critico dei registi: che lo spettatore maturi autonomamente un giudizio sui fatti che vengono presentati. E il giudizio, credetemi, non può che essere d'orrore.
0.3
The Beach (2000/I)
8/10
Danny Boyle, alla regia, produce sempre grandi cose: il suo The beach, tratto dal libro di Alex Garland, è avvincente, ben scandito, magistralmente diretto. Un film che cattura con la sua metafora dell'impossibilità del mondo perfetto, con l'ineluttabile verità dell'homo homini lupus che serpeggia per tutta la trama; l'avarizia e l'ingordigia umane come leit-motiv del film rendono il tutto più intrigante, catturando lo spettatore fino all'ultima scena, sperando addirittura in più capovolgimenti di fronte di quanti ve ne siano. Ottima la prova di Di Caprio, (se mai ce ne fosse stato bisogno) definitivamente sdoganato dalla convincente prestazione. Fotografia da incanto; d'altronde, lo spettacolo della natura rende superfluo ogni virtuosismo della mano umana.
0.3
The Hoax (2006)
8/10
Ottima trasposizione in film di una storia completamente vera, con suspance e colpi di scena fino all'ultimo. Un ottimo Richard Gere — finalmente — interpreta uno scrittore fallito che avrà l'occasione di dimostrare il suo «talento», e la mitica figura di Howard Hughes farà da filo conduttore. Inganni, truffe e raggiri salano e pepano il film dandogli quel tocco d'adrenalina che serve per rimanere col fiato sospeso, in attesa del prossimo giro di boa della trama. Ben fatto.
0.3
Il terzo capitolo della saga del burbero orco verde è senza dubbio il meno divertente. Certo, di qui a dire che non fa ridere, che non è arguto, che non è ben diretto ce ne corre; però, dati i livelli a cui Chris Miller e i suoi ci avevano abituato, mi sarei aspettato qualcosa di più. Ma, forse, è proprio questo il difetto dei film in serie: che, per mantenere un legame con i precedenti, devono usare i vari topos che caratterizzano la serie (uno su tutti: gli occhioni mielosi del gatto con gli stivali), e questo è a sua volta un pregio nel breve termine — assicura la risata — e un difetto — ci si assuefà presto. Speriamo di non doverci preoccupare di un quarto.
0.3
300 (2006)
7/10
Un intero film al rallentatore. Eppure, un buon film, se teniamo presente che è la trasposizione in pellicola dell'omonimo fumetto di Frank Miller, disegnato nel 1998. In esso, tutta la storia viene portata ad un livello narrativo fantasy, e la storia narrata non c'entra quasi più nulla con la Storia. Visto in quest'ottica, il film risulta accattivante perché graficamente stimolante, con molte sequenze notevoli , fra cui un paio di pianosequenze molto avvincenti.
0.3
Jarhead (2005)
8/10
Un altro eccellente lavoro del talentuoso Sam Mendes, già regista del soave American beauty. In questo film, tratto da una storia vera finita in un libro e girato in maniera coinvolgente e raffinata, viene narrata la storia dell'assurdità della vita militare, e di un gruppo di ragazzi in particolare che, partiti per la prima guerra del Golfo, attendono di andare sul campo di battaglia, e nel mentre vivono nel deserto senza uno scopo preciso. Un ottimo film di denuncia sulle storture e sui fanatismi del sistema militare, a quanto mi parse di capire sottovalutato all'epoca dell'uscita.
0.3
Water (2005)
7/10
Un film delicato e ben girato, sulla condizione delle vedove-bambine vittime della follia indiana. Tratto dal libro di Bapsi Sidhwa, che la Stella giura essere molto più bello.
0.3
The Simpsons Movie (2007)
8/10
Che si può dire sul film dei Simpson, senza rovinare troppa trama? Che è da considerarsi una semplice puntata lunga, bella, ironica e coinvolgente come tutte le sue «sorelle minori» da ventidue minuti. L'unica differenza notevole è la maggior cura negli sfondi. Insomma: un film dei Simpson proprio non lo capisco, perché è come trasmettere una puntata al cinema. Eppure mi ha fatto ridere, come al solito.
0.3
Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of...
9/10
Tutti che parlavano di questo cavolo di film, quando uscì l'anno scorso; e io, stolto, che pensavo fosse la solita commediola americana per fare due risate spensierate — un grandino più su di American pie, o giù di lì. E invece sono stato due ore a ridere, per la genialità delle gag, l'originalità del soggetto, l'enorme scorrettezza morale del protagonista (l'eccellente Sacha Baron Cohen) e l'assurdità della trama compongono una mistura micidiale e divertentissima, che dissacra tutte le stramberie di quest'America così contorta. Da vedere assolutamente, rigorosamente in inglese per godere appieno dei giochi di parole non traducibili (aiutatevi con i sottotitoli).
0.3
Apocalypto (2006)
8/10
Mel Gibson — l'abbiamo capito, ormai — s'è dato al rispolvero del genere splatter, o meglio ancora ad essere emulo di quel Ruggero Diodato degli anni Settanta che diresse, fra le altre cose, Cannibal holocaust. Però Apocalypto è davvero un ottimo film: realistico ma non morboso, con un'ottima colonna sonora e una regia sopraffina. Inoltre, la scelta di mantenere i dialoghi originali in lingua Maya aumenta la sensazione di «originalità» delle scene. Ampiamente consigliato se lo stomaco è sufficientemente forte.
0.3
Opera prima di Federico Zampaglione, voce dei Tiromancino, che rende sicuramente più come regista che non come cantante. Bella prova dei due attori principali (Claudia Gerini e il giovane Luca Lionello), così come di qualche comprimario. La trama, in verità, a volte cala un po' d'originalità, ma nel complesso — e anche per via dei frequenti richiami ad Internet — si può giudicare godibile.
0.3
E' ovviamente un seguito. Anzi, un seguito del seguito, il famigerato «terzo capitolo della serie». Il che, in accordo con i maggiori luoghi comuni del cinema (che hanno in sé un po' di verità), dovrebbe renderlo il più scadente, o giù di lì. In realtà, Ocean's thirteen è un film godibilissimo, pieno d'azione e di ladronerie geniali d'alto livello, con una regia raffinata ma eccentrica, stendardo che replica l'umore di cui è intrisa l'intera saga. Certo, tutto ruota intorno alle scaltrezze lupenesche di Clooney e la sua banda, contro il cattivo di turno che stavolta l'ha fatta proprio sporca (Sinatra non si tocca!); come pure abbiamo di nuovo i casinò con la loro ambientazione pacchiana e stupefacente; e abbiamo anche le battutine simpatiche e rutilanti dei nostri «ladri buoni». Ma, insomma, è o non è il terzo capitolo di un discorso filmico quasi ininterrotto? E allora, godiamocelo per quel che è: un divertente giro sulle montagne russe della sofisticata regia, della trama divertente e mai ripetitiva (nelle piccole vicende, ché in fondo si tratta sempre di ladri ingegnosi e casinò), con molto umorismo salace ed intelligente. E poi, le storie di ladri imprendibili hanno sempre affascinato, inutile negarlo. Ed è come per le serie TV: sai che più durano e più scadono (la gran quantità è spesso sinonimo di poca qualità), però poi t'affezioni ai personaggi e speri che duri ancora un po'. E così per il signor Oceano e la sua banda.
0.3
World Trade Center (2006)
8/10
Molte cose ho letto su questo film: che non è stato all'altezza del tema epico-tragico; che la recitazione non è stata convincente; che la trattazione del tema era, forse e tutto considerato, prematura.
Francamente, l'ho trovato l'ennesimo, grande film di Stone — il che, considerata la caratura, non mi stupisce punto. Una buona (non eccelsa) recitazione dei protagonisti viene controbilanciata da degli ottimi comprimari (prime su tutti, le mogli); la fotografia e i movimenti di camera sono superbi, e la ricostruzione del set (non è che l'han girato fra le vere macerie, eh?) è fedelissima, per chi ha avuto la morbosa curiosità di controllare le quasi infinite foto di Ground zero.
Insomma: come ogni grande evento dell'umanità, anche questo 11 settembre andava raccontato; e scegliere il metodo induttivo — dalla storia di due uomini a quella di due torri e migliaia di vite spezzate — è stata probabilmente la migliore scelta da fare.
Apprezzabile, inoltre, l'uso di alcuni spezzoni di video originali, per dare credibilità alla cosa.

Zodiac (2007)
7/10
Attendevo il ritorno di Fincher da un bel po' — in verità, ora che ci penso, da quasi diec'anni: correva l'anno 1999, e il film del secolo era il suo Fight club —; capirete dunque, dopo quella bella merda di Panic room che mi sforzo ogni volta di non annoverare tra la sua cinematografia, quale fosse la mia ansia da «prestazione passiva» di spettatore. Insomma: un regista adrenalinico, giovane e pimpante come un Aronofsky e ancora più dark che ti gira, in sequenza, Se7evn, The game e Fight club, quando si mette al lavoro sulla storia di un omicida seriale tra i più misteriosi della storia del suo paese, ti fa venire l'acquolina in bocca, a te che stai lì a fantasticare su quali inseguimenti, steadycam e ambientazioni oscure potrebbero venir fuori.
Poi ti metti comodo nella tua poltroncina da cinema di provincia, e ti ritrovi di fronte ad un documentario su Zodiac, e la storia degli investigatori che ci han lavorato sopra, con pervicacia, per decenni.
E, insomma, a te che t'aspettavi un nuovo Se7en, forse che ti possono pure girare un po' le palle, per la delusione.
«Perché non stroncarlo con un 2, allora?», diranno i lettori; ma perché è sempre un Fincher, che diamine!, e questo vorrà pure dir qualcosa, no? Non certo che se fosse merda direi che è cioccolato, questo no — è che è un signor documentario, con delle inquadrature solide, una buona recitazione e un rigore filologico da far paura (una su tutte: in una scena con un taxi, Fincher è andato a recuperare l'audio della stazione che il tassista ascoltava direttamente nell'archivio di quella stazione radiofonica, per dire). Un realismo viscerale nella fluidità delle inquadrature quanto matematico nella sequenza degli eventi. Quasi fossimo anche noi, gli investigatori al lavoro sul caso, e avessimo davanti non già lo schermo di celluloide, ma la nostra scrivania piena di pile di fogli sul caso.
Detective Minciotti, Copy that.

N (Io e Napoleone) (2006)
7/10
Storia davvero avvincente, questa dell'ultimo lavoro di Virzì: nel suo primo esilio (quello all'isola d'Elba), Napoleone viene accolto come un sovrano da tutta la popolazione, fuorché dal maestro di scuola elementare Martino, che lo inquadra per quel che è: un sanguinario mattatore d'uomini.
Così, fra buffi siparietti condotti dalla Bellucci, Impacciatore, Mastrandrea e Ceccherini, e aspetti più drammatici e profondi, il film scorre via come un sorso di quello buono. Particolarmente notevoli i costumi.
Un film nettamente superiore ai precedenti lavori del regista, anche e soprattutto per il sotteso drammatico della vicenda, assente in quelli.
Bravò, Virzì, Bravò!

Grindhouse: a prova di morte (2007)
7/10
Per scrivere una recensione di un film, seppur minore, di Tarantino bisogna partire da un assunto: io non sono in grado di scrivere una recensione di un film, sepur minore, di Tarantino. E' necessario essere in possesso di un bagaglio di conoscenze cinematografiche che, pur essendo cinefilo, non mi sento di avere. Pertanto, butterò là solo qualche impressione, sperando che vi possano interessare. Anzitutto, qualche fatto: Grindhouse: a prova di morte è il primo capitolo di un film strutturato in due episodi — meglio: «tempi»; il secondo è girato da Robert Rodriguez, e questo losco figuro è ciò che, a mio avviso, rovina indelebilmente Tarantino. Lui ed Eli Roth, quello di quella stronzata colossale che è stato Hostel (di cui pure, per amicizia, Tarantino è stato produttore. Inutile nasconderlo: Quentin è letteralmente innamorato del trash — questo si vede fin dalla prima scena del primo cortometraggio; il che lo ha portato a fidarsi di questi due loschi figuri che lo hanno deviato dai suoi capolavori per una deriva sicuramente meno brillante. E Grindhouse non è stato da meno: il nome deriva dalle sale cinematografiche di seconda mano che, soprattutto negli anni Settanta del secolo scorso, usavano proiettare film di scarissima qualità, con la caratteristica d'essere conditi di sesso dozzinale, violenza grottesca e azione à gogo: i cosidetti exploitation film. Tuttavia, sarebbe fuorviante pensare che Tarantino (e, dietro dietro, Rodriguez) abbia voluto fare un film sugli exploitation, magari richiamandone alcuni stilemi, a mò di meta-citazione. No: lui ha davvero girato un exploitation. Certo, di qualità finché si vuole (e alcune — molte ricercatissime inquadrature lo testimoniano), ma sempre un filmaccio è. In qualche suo tratto, come i lunghi dialoghi dettagliatissimi di minuzie, ricorda il Tarantino migliore de Le iene (il dialogo sulla mancia alle cameriere, per capirci); eppure il film è un exploitation, il che lo rende, a mio personalissimo gusto, una cosa abbastanza deprimente. Se Jan Van Eyck — per un improbabile rottura del continuum spazio-temporale — avesse voluto imitare Pollock, forse l'avrebbe fatto con grazia, ma sempre una serie di colate di vernice avrebbe prodotto, anziché il celeberrimo Ritratto dei coniugi Arnolfini (con tutto che l'arte di Pollock non è certo spazzatura...). Pertanto, consigliatissimo a tutti gli ammiratori di Tarantino; del cinema di qualità (nonostante tutto, è sempre un Tarantino); e a quelli di exploitation (ma ce ne sono ancora?) E vi lascio con un aneddoto: consci del fatto che il film (ma non questo segmento, scoperto dopo la visione) consta anche di una serie di finti trailer di film trash firmati da tutta la gengha tarantiniana (Roth, Rodriguez, eccetera), prima dell'inizio del film abbiamo visto il trailer di un certo Severance — tagli al personale: un horror di orribile fattura, grottesco fino all'inverosimile. Abbiam pensato: «Ecco un finto trailer di cui s'è tanto parlato, non può essere altrimenti!». E invece no, esiste davvero. E io che pensavo che Grindhouse fosse un exploitation...
0.3
Night at the Museum (2006)
7/10
Ancora un'interpretazione comica di Ben Stiller in un film che ha i suoi momenti magici (uno su tutti, il tirannosauro Rexy). Elementi comici a non finire; una trama fiabesca che, nella sua assurdità, rivela la capacità di far sognare; e un film che, nel complesso, si dimostra altamente godibile per una risata spensierata. Unico neo, il doppiaggio romanesco dei centurioni.
0.3
Flags of Our Fathers (2006)
6/10
Clint Eastwood in una delle sue regie meno riuscite. La storia ha sì un che di particolare, e merita di essere raccontata (la storia — vera fino in fondo? — di una delle più famose fotografie di sempre); eppure la regia non convince; le troppe ambientazioni guerresche non aggiungono niente di nuovo a quello visto in Salvate il soldato Ryan; gli attori sì, per carità, sono bravi, eppure non convincono fino in fondo.
Insomma: film per i curiosi della fotografia; per gli amanti dei film di guerra, e per i racconti eroico-melodrammatici. Gli altri si guardino piuttosto Million dollar baby.

Thank You for Smoking (2005)
8/10
Finalmente un film irriverente, sarcastico e dall'ottimo umorismo nero (e, sotto sotto, un filino di verità).
Ottima la regia; brillante l'interpretazione degli attori principali. Ma, ovviamente tutto è corroborato dalla trama (derivante, con qualche variazione, dall'omonimo libro), che dà linfa vitale all'intero film e fa divertire come solo, nel genere, fece Una cena quasi perfetta e, forse, Piccoli omicidi fra amici.

Deja Vu (2006)
7/10
Tony Scott si lancia a capofitto in un altro film d'azione con trama intrigata. Certo, non raggiunge i livelli di perfezione di Spy game (probabilmente il più adrenalico film di spie mai girato), ma — pur divertendosi da matti con le esplosioni — riesce ad arrivarci vicino.
Buona l'interpretazione di Denzel Washington; un po' meno quella dell'altalenante Val Kilmer (l'ombra della grande prestazione di Alexander).
Mi raccomando — solita raccomandazione per ogni film di Scott —: occhio alla trama, non distraetevi!

Il labirinto del fauno (2006)
8/10
Non lasciatevi ingannare dalle apparenze della locandina: tutt'altro che un film per bambini, si tratta di un crudissimo (per non dire horror) film di Guillermo Del Toro, regista solitamente di film ben più che paurosi.
Passato lo scoglio iniziale, vi troverete di fronte un doppio orrore: un violento, efferatissimo generale della spagna franchista e un mondo fatto di mostri immaginari della figliastra, buona oltre ogni dire, del generale stesso.
Particolarmente notevole il realismo delle scene raccapriccianti (nasi spaccati, torture, eccetera), e la scenografia del mondo fantastico della piccola protagonista, con dei mostri che fanno invidia al mirabile The cell (pur fantastico sotto il punto di vista della scenografia).
Gran film, da vedere assolutamente.

Notturno bus (2007)
7/10
Opera prima del regista Davide Marengo, coadiuvato da due grandi nomi del giovane cinema italiano — Valerio Mastrandrea e Giovanna Mezzogiorno — questa pellicola racconta una storia dinamica di ladri, spie, agenti segreti. Fra tutte, spicca l'interpretazione di un melanconico Ennio Fantastichini.
Da segnalare l'eccellente prova registica di Marengo, con dei movimenti di camera sempre azzecatissimi, e una fotografia degna di un film più maturo.
Nota a margine: sono andato a vederlo al cinema Barberini in Roma con la Stella e, inavvertitamente, ci siamo trovati nella sala della prima, con tanto di cast ed ospiti speciali al gran completo (compreso Daniele Silvestri che ha firmato, con la sua La paranza, la colonna sonora). Non avevo mai visto una prima: a parte l'isterismo delle cinquantenni che facevano foto col telefonino a Mastrandrea (sic!), è stato un siparietto piacevole. Ah, vero: quel coglione del produttore ha sputtanato la trama. Giuro.

Little Miss Sunshine (2006)
8/10
Irriverente, divertente e sardonico: un film che fa dell'assurdo e dell'umorismo grottesco le sue fondamenta. Una famiglia, particolarmente sui generis, on the road verso il concorso di bellezza per bambini Little miss sunshine.
Impossibile da dimenticare, per le crasse risate, il finale!

The Number 23 (2007)
6/10
Un thriller che perde di realismo e fa sembrare tutto troppo distaccato.
Se lo sceneggiatore avesse lasciato più all'immaginazione dello spettatore e avesse smesso di spiegare, pedissequamente, ogni singola piega della trama, ci saremmo potuti trovare di fronte ad un buon thriller. Peccato.

Striscia, una zebra alla riscossa
6/10
Visto assieme alla Stella in una sera di scazzo in divx, il film — per bambini — racconta la storia di una zebra che si crede cavallo e vuole correre a tutti i costi una delle più importanti corse della nazione. I vari animali, che parlano fra loro, sono doppiati con i consueti accenti regionali, e il film è stile Babe, e tutto sommato continua a rimanere grazioso e spiritoso. Come lo ha ben definito un lettore di iMDB, Predictable, but enjoyable. Esilaranti i siparietti delle due mosche.
0.3
Un buon film sull'evoluzione di un'agente CIA, dal reclutamento alla maturità. L'angoscia di chi sa come si entra nel gioco sporco ma non sa come uscirne né, forse, come c'è entrato.
Buona la trama — rigorosa sotto il profilo della tempistica; ottima la recitazione di Matt Damon e Angelina Jolie, che si affranca dal ruolo di bellona senza talento; e buona anche la rara presenza di De Niro alla regia.
Da non perdere per gli appassionati di genere; passabile per tutti gli altri.

Amores perros (2000)
8/10
Se vogliamo (involontariamente) in omaggio alla sua tipica regia, ho visto Amores perros per ultimo, dopo 21 grammi e Babel. Questa trilogia (la «Trilogia del caso», come la chiama il regista) ha conosciuto un inizio sanguinolento e accattivante, con le ormai solite tre storie interconesse e viventi per osmosi l’una con l’altra. La maestria di Iñárritu sta, come al solito, nel realismo con cui riprende le scene: telecamere con moto calmo, piano per la modella; frenetiche per Octavio e i suoi combattimenti di cani; riflessive per El Chivo e la sua lunga, stanca barba bianca. La trama, poi, non è da meno: offuscata, a mio modesto giudizio, solamente da quella di 21 grammi (Babel mi ha colpito di più per le recitazioni e le ambientazioni, ma meno per la trama), si rivela solida, avvincente e conturbante. In questo non va sottaciuto il nome dello sceneggiatore dei film di Iñárritu, Guillermo Arriaga. E quindi perfetto il titolo, che tradotto alla lettera rende un insufficiente Amore per i cani, ma che rende perfettamente come Amore bastardo, giocando deliziosamente con il doppio senso delle lotte clandestine fra cani e l’amore, sempre sofferto, che supporta l’intera pellicola. Decisamente da vedere.
0.3
Centochiodi (2007)
3/10
Un Olmi che, stando a quanto ha dichiarato, vuole chiudere la sua carriera filmica con questo lavoro è un Olmi che s'è tirato le cento martellate (necessarie per piantare i cento chiodi) direttamente sulle gengive. Un film i cui presagi facevano annusare metafisica, intrigo religioso, cultura polverosa di carta stampata centinaia d'anni prima, fors'anche, magari, un omicidio. E invece? Una macchietta della presa in giro d'Amarcord di Fellini: il cliché del ritorno alla natura, con i terragni nonnetti padani che difendono il Po dalle ruspe del progresso, e la cultura bibliofila distrutta a badilate dal riduzionismo gnoseologico de noantri del protagonista (Raz Degan) che — novello Cristo? — dichiara, in accordo con la peggior vulgata, «Tutti i libri del mondo non valgono un caffé con un amico». Che cosa li vale allora, Olmi: la Gazzetta dello sport? Una delusione atroce.
0.3
Death of a president
8/10
Ottimo fanta-documentario sull'ipotetica, futura morte di George W. Bush e dell'impazzare dei media. In particolare, notevole la ricercatezza delle inquadrature che simulano i vari tipi di riprese (a ciircuito chiuso; dei manifestanti; delle TV, ecc.). Film originale, senza dubbio.
0.3
Femme Fatale (2002)
7/10
Brian De Palma che gioca a complicare la trama. Peccato per Banderas, che non mi ha convinto.
0.3
Spy Game (2001)
9/10
Tic, tac, tic, tac... l'orologio corre frenetico, e lo spettatore deve farsi in quattro per capire la complicatissima trama, a quella velocità. Dedicato a chi adora il mondo delle spie, i bellocci e i colpi di scena. Magistralmente diretto da Tony Scott.
0.3
The Matrix (1999)
10/10
Il massimo dei voti per la sua influenza nella cinematografia moderna.
0.3
Lock, Stock and Two Smoking Barrels (1998)
8/10
Primo film di Guy Ritchie, frenetico e rissaiolo, con una grande regia.
0.3
John Q (2002)
6/10
Polpettone amoroso padre-figlio; si salva per l'interpretazione di Denzel Washington.
0.3
American History X (1998)
8/10
Importante film di denuncia sulla ricrescita neonazista moderna.
0.3
Prova a prendermi
7/10
Godibile commedia di classe, con Spielberg alla regia, e Tom Hanks e Di Caprio che giocano al gatto e al topo.
0.3
Gioco di donna
7/10
A parte che non s'è mai capito che passi in testa ai doppiatori italiani, per cui un «Head in the clouds» debba diventare «Gioco di donna»; però, tutto sommato, il film è gradevole.
0.3
36 Quai des Orfèvres (2004)
7/10
Un degno poliziesco francese, con Depardieu e Auteuil in gran spolvero.
0.3
Ancora mi sfugge qualche passaggio. Per questo, e per mille altri motivi, tanto di cappello a David Lynch.
0.3
Tortilla Soup (2001)
7/10
Una commedia spanglishfascinota in italiano, perde più di metà del suo fascino. E che, nonostante tutto, rimane un gradevole modo per passare due ore spensierate.
0.3
Una storia vera
9/10
Pura poesia firmata da uno stranamente comprensibile David Lynch. Non a caso, il titolo originale ("A straight story") gioca molto sulla insolita linearità della trama. Romantico e imperdibile.
0.3
Madagascar (2005)
6/10
Lo salvo solo per i pinguini-agenti segreti, che da soli valgono il prezzo del biglietto.
0.3
Strade perdute
9/10
Il primo film di Lynch che vidi: un balzo quantico da tutto ciò che consideravo «cinema». Fantastico.
0.3
Se non l'avesse creato il maestro Greenaway, sarebbe potuto tranquillamente uscire dalla penna di Baricco. Con l'aggiunta di una regia rivoluzionaria, sopra le righe, e mozzafiato.
0.3
Dune (1984)
7/10
Speravo meglio; ma — l'ho sempre saputo — le questioni spaziali non m'hanno mai intrigato.
0.3
Probabilmente l'unico film di Lynch che si capisca al volo, e tra i più commoventi. Imperdibile.
0.3
Robin Hood (1973)
9/10
Chiunque mi conosca sa che non posso non adorare questo cartone, che conosco a memoria per averlo visto, fino allo sfinimento, da bambino. E poi, nuovamente, apprezzato da grande. Fantastico.
0.3
Buon compleanno, mr. Grape
7/10
Dedicato a chi crede che Di Caprio non sia un bravo attore.
0.3
Un classico, un vero capolavoro che non può assolutamente mancare. Appena un passo indietro all'horror, eppure con quel senso di disgusto in bocca. E poi, la regia...
0.3
Boksuneun naui geot (2002)
8/10
Il solito Chan Wook-Park, quando ancora non lo conosceva nessuno. Splendido.
0.3
Troppo belli (2005)
1/10
Non posso che dargli il minimo, ovviamente; eppure, una parte di me (quella che si alimenta a trash) vorrebbe insignirlo della medaglia d'onore. Dove siamo arrivati...
0.3
Maria Full of Grace (2004)
6/10
Il trailer m'aveva conquistato; la visione dell'intera pellicola, purtroppo, m'ha deluso.
0.3
Rosetta (1999)
8/10
Un film difficile, a tratti anche pesante, ma che mette in luce tutto lo spessore dei fratelli Dardenne e le tragiche condizioni di vita di chi, a volte, non ce la può proprio fare. Un film alla Pasolini.
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Con le rivendite di bevande alcoliche, e’ piu’ o meno lo stesso. Youssef e i suoi accoliti fanno irruzione nei bar e spaccano tutto. Invitano poi garbatamente il gestore a cambiare attivita’. Se questi fa orecchie da mercante, gliele tagliano e in piu’ si impegnano a cambiare regolarmente i fiori sulla sua tomba.
— Y. B., Zero kill
